Il velo
Informazioni sull'opera
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Tipo di opera
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Dati fisici
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Dimensioni 35 × 100 cm -
Tecnica
: Acrilico su cartone
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Anno
: 2016
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Esposizioni
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- ArteExpoWinterRome “ presso Galleria Domus Romana (Roma) –dal 6 al 19 gennaio 2017
- “Arte a Palazzo” – Galleria Farini Concept
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Recensioni
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“ Il velo nell’arte non è facilmente spiegabile, esso rientra in una lunghissima tradizione che, tuttavia in maniera decisamente trasversale, ha attraversato un infinito e complesso universo semantico tale da aver assegnato al “lemma” Velo, una imprecisata serie di letture e significati.
Se il velo è quello scampolo di stoffa che, notoriamente copre una parte del corpo, o nasconde un luogo all’interno di un ambiente o, ancora, un oggetto, esso può essere inteso anche in senso figurato, quale elemento metaforico, ottundente, che si pone dinanzi allo sguardo di un osservatore reso pertanto incapace di guardarvi aldilà.
Tuttavia in arte, il velo può rappresentare anche l’elemento che scopre, che svela un messaggio più profondo, proiettante un continuum tra sguardo dell’artista e congiunzione con il mondo reale.
Ciò che , in ogni caso resta quale contrappunto del concetto di Velo, è essenzialmente, lo sguardo, gli occhi come elemento frapposto tra il velo astraente – sia se in foggia di offuscamento, che di svelamento, e una determinata trasposizione di un’alterità, fisica, materica, psichica o immaginativa.
Il velo è anche il titolo con cui l’artista Tiziana Gualandi fa ritorno alla “XVIII Collettiva Internazionale di Pittura, scultura e fotografia (…)
Quello che la Gualandi mostra è la metà di un volto di cui traspaiono pochi centimentri di pelle nuda e il solo occhio sinistro, tutto il resto è coperto dalla sinuosità di un velo azzurro, recante un’astratta fantasia floreale, che pur ricorda un tipo di decorazione peculiare.
Un processo compositivo giocato sull’equilibrio delle armonie cromatiche e formali; la dispotio spaziale crea una mise en scene del tutto originale, anche per quello che riguarda la ricezione dell’immagine e il coinvolgimento percettivo ed emozionale che ne segue e anche durante l’atto fruitivo.
Il Velo dunque quale espediente da interpretare quale un ritaglio, una porzione di realtà. Tuttavia, qual è la realtà? O meglio, è la donna dipinta che osserva la realtà del nostro mondo o si tratta del contrario, ovvero che sia ella a celare al nostro occhio la fenomenologia complessa del suo universo, e, pertanto della sua realtà? Al di là dell’ossimoro concettuale, di certo quello che l’artista ha creato è uno spazio d’eccezione, in cui immaginazione e fantasia trovano posto e dove sono sostanziate dal pigmento, dal segno grafico, dalla traccia lasciata sul cartone.
La ricerca di mimesis chiarifica alcuni aspetti che la Gualandi porta avanti nella propria indagine pittorica e ci parla del suo modus operandi- quello di una pittrice e scenografa con una formazione tradizionale alle spalle, unita alla maestria dell’arte decorativa- che facilmente ritroviamo.
Quel che ci viene restituito è una dimensione duplice: l’espressione della donna ritratta dà luogo ad un’immagine emotiva mentre il velo occlude e svela al contempo, lasciando che il mistero insito nell’inconscio e nella fantasia, possa far nascere costruzioni di nuove raffiguarazioni, non già e non solo grafiche pittoriche, ma anche ontologiche e aperte a nuovi filoni di indagine.
Ciò che può rappresentare un fil rouge in questa produzione di Tiziana Gualandi è certamente quella sorta di alone di mistero, di inatteso che lega le protagoniste dei suoi dipinti afferenti a questo tipo di opere e che si crea anche nel pubblico osservante.
Roberta Frabetti (Critica d’arte)

